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Sbarco a Barcellona con il camper

Questo post sul viaggio in Spagna e Portogallo riguarda la prima tappa dell’ultima avventura di Oliver e company e merita una premessa. C’è da dire prima di tutto che questo viaggio è durato circa 2 mesi, e in assoluto per noi è stato il viaggio più lungo percorso fino ad oggi in camper. Un’esperienza questa che ci ha insegnato un mucchio di cose. Intanto prima della terza tappa prevista dal nostro itinerario, come qualcuno di voi già ha letto sulla pagina fb, si è rotto il camper.

Il Laika Ecovip acquistato da pochi mesi in sostituzione del nostro primo camper ormai giunto al suo 28esimo anno di età, ci ha fatto una sorpresina. Nonostante ben più giovane del vecchio Laserhome e con un motore che avrebbe dovuto garantirci migliaia di chilometri senza problemi, Oliver 2 la vendetta, questo ormai è il suo nome, ha letteralmente “svalvolato”!

Ma andiamo con ordine e rimandiamo la cronaca di questo drammatico momento ad un prossimo post. Quello che va anche detto subito è che sia questo incidente di percorso, sia la sorpresa di trovare aree sosta e campeggi a febbraio piene di gente, ci ha spinto a fare molta più sosta libera di quanta ne avessimo prevista. Il pienone, chiamiamolo così questo fenomeno sorprendente di invasione di anziani benestanti inglesi, tedeschi, svizzeri, olandesi, svedesi e francesi, ha raggiunto il suo culmine in Portogallo.

Alla fine sia per sfuggire alla folla di pensionati nord europei sia per ammortizzare la spesa per aggiustare il motore dell’Ecovip, abbiamo scelto di fare sosta libera ogni volta che è stato possibile.

Va premesso inoltre che eravamo partiti da Roma convinti ingenuamente, dato il periodo decisamente fuori stagione, di trovare paesi semideserti, coste più o meno abbandonate, campeggi e aree sosta popolati solo da qualche eccentrico viaggiatore irriducibile … Ma ora torniamo a Barcellona.

Partiti da Roma per la Spagna e il Portogallo ci imbarchiamo da Civitavecchia per Barcellona su una nave di Grimaldi Lines. Obbiettivo: mare mare mare. Potremmo dire penisola iberica coast-coast, senza il “to”. Nonostante la compagnia navale non permetta l’accesso all’interno della nave ai cani, decidiamo di traversare con essa il mediterraneo dato che è l’unica che parte da Civitavecchia e va a Barcellona almeno in questa stagione.

Lungi da noi l’idea di far viaggiare il nostro pupillo in pieno inverno per una notte e un giorno sul ponte 11 in una angusta gabbia esposta alle intemperie, Benjamin viene introdotto clandestinamente in cabina con noi e devo dire si comporta egregiamente.

A Barcellona sostiamo al City Stop, un’area sosta dall’aspetto newyorkese, stile metropolitano, in un quartiere brutto residenziale. L’area è asfaltata, un po’ trash, ma decorata eroicamente con murales e dotata dei servizi che ci servono al momento: elettricità, carico acqua e scarico, vigilata, fermata metro vicina. Bagni improponibili. Nottata silenziosa e tranquilla. Prezzo assolutamente fuori di testa: con elettricità 41 euro… a gennaio.

La città è bella, il tempo no. La troviamo piena di turisti, trafficata e molto cara. Pranziamo al famoso mercato centrale La Boqueria. Il baccalà di Max è ricoperto da una salsa con panna…

Barcellona si dichiara città dogfrendly. In realtà non puoi entrare da nessuna parte con il cane, nemmeno passeggiare per il lungo porto. Però puoi prendere i mezzi pubblici. Non si può dire tra l’altro che sia facile girare per Barcellona con il camper. Non è previsto che tu possa parcheggiare non dico in centro ma neanche in prossimità, non c’è nessuno spazio dedicato se non fatiscenti aree sosta camper a prezzi assurdi.

Il porto turistco

In ogni caso una bellissima città piena di attrazioni e di offerte culturali, di arte e con i caratteristici palazzi incredibili progettati da architetti fantastici: primo fra tutti Antoni Gaudì.

Una delle delusioni più grandi però riguarda un ricordo: le sedie che una volta erano schierate lungo la Rambla e che le persone potevano affittare per pochi centesimi per fermarsi ad osservare il via vai della strada e riposarsi. Sono state sostituite da una serie infinita di spazi con tavoli e sedie di locali che offrono proposte gastronomiche tutte uguali e costose. Peccato.

Serbiamo, io e Max, un bellissimo ricordo di quando visitammo per la prima volta, giovanissimi, Barcellona. C’era ancora il vecchio porto ed era il 1978. Ci piacque talmente tanto che ci tornammo ancora in autostop nell’80: una città aperta, tollerante, solidale ed allegra. Voglio ricordarla così. Non voglio continuare a fare paragoni con la Barcellona di oggi. Per cui la mattina dopo, ben presto, partiamo per Valencia.

Il porto turistco

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